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Samurai
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Con mwdasamuraimwdq (侍?) s'indicano i membri della casta mwdgmilitare del mwdwGiappone feudale; simili sotto certi aspetti ai mweacavalieri dell'Europa medievale, questi mweqguerrieri giocarono per diversi secoli un ruolo fondamentale nella storia giapponese. Il loro declino coincise con l'inizio dello mwegShogunato Tokugawa, che con la fine dell'epoca dei conflitti vide fortemente ridimensionata la loro figura, per poi essere completamente accantonata durante il mwewRinnovamento Meiji nel XIX secolo in favore di un esercito regolare di stampo europeo.
Contents
• Storia
• Armi
• Nei film
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Storia
Il nome deriva sicuramente da un verbo, mwfwsaburau, che significa "servire" o "tenersi a lato" e letteralmente significa "servitore". Un termine più appropriato sarebbe risalente al mwgaperiodo Edo.
Il termine viene tuttora usato per indicare proprio la nobiltà guerriera (non, ad esempio, gli mwggmwgwashigaru, cioè i fanti, né i mwhamwhqkuge, cioè gli aristocratici di corte). I samurai che non servivano un mwhgmwhwdaimyō perché era morto o perché ne avevano perso il favore, o la fiducia, erano chiamati mwiamwiqrōnin, letteralmente "uomo onda", che intende "libero da vincoli", ma assume sempre un significato dispregiativo.
I samurai costituivano una casta colta che, oltre alle mwiwarti marziali, direttamente connesse con la loro professione, praticava arti mwjazen come il mwjqmwjgcha no yu (arte del tè) o lo mwjwmwkashodō (arte della scrittura). Durante l'mwkqera Tokugawa persero gradualmente la loro funzione militare, divenendo dei semplici mwkgrōnin che spesso si abbandonavano a saccheggi e barbarie. Verso la fine del periodo Edo i samurai erano essenzialmente designati come i burocrati al servizio dello mwkwmwlashōgun o di un mwlqdaimyō e la loro mwlgspada veniva usata soltanto per scopi cerimoniali, per sottolineare la loro appartenenza di casta.
Con il mwmarinnovamento Meiji (tardo mwmqXIX secolo) la classe dei samurai fu abolita in favore di un esercito nazionale in stile occidentale. I samurai ebbero il loro "mwmgcanto del cigno" durante la "mwmwribellione di Satsuma": nel 1877 un gruppo di samurai di mwnaSatsuma, guidato da mwnqSaigō Takamori, che pure era stato uno dei fautori del Rinnovamento Meiji, in opposizione all'occidentalizzazione della società giapponese iniziò una rivolta armata contro il governo imperiale. Nella mwngbattaglia di Shiroyama, combattuta il 24 settembre 1877, cinquecento samurai affrontarono trentamila soldati dell'esercito regolare giapponese, venendo tutti massacrati; Takamori, ferito, in ossequio alle regole del Bushido, praticò il seppuku (suicidio rituale). Ciò nonostante, il mwnwmwoabushidō, rigido codice d'onore dei samurai, è sopravvissuto ed è ancora, nella società giapponese odierna, un nucleo di principi morali e di comportamento simile al ruolo svolto dai principi etici religiosi nelle società occidentali attuali.
Etimologia
La parola "samurai" significava originariamente "coloro che servono la nobiltà", scritto in caratteri cinesi o mwsgkanji che avevano il medesimo significato. In giapponese, durante il mwswperiodo Heian (794-1185), si pronunciava mwtasaburapi e più tardi mwtqsaburai. Nella letteratura giapponese si fa riferimento al primo samurai a partire dal X secolo, nel libro mwtgmwtwKokinshū, detto altrimenti mwuaKokin Wakashū e tradotto con "Raccolta di poesie giapponesi antiche e moderne".
Altro nome con cui era conosciuto il samurai è mwugbushi (武士), il quale appare per la prima volta nel mwuwmwvaShoku Nihongi (続日本紀, 797 d.C.), un antico documento giapponese racchiuso in quaranta volumi che raccoglie le più importanti decisioni di stato prese dalla corte imperiale tra il 697 d.C. e il 791 d.C. In una parte del libro si dice: "I samurai sono coloro che formano i valori della nazione".
Secondo il libro mwvgGli ideali del samurai di William Scott Wilson, le parole mwwabushi e mwwqsamurai sono diventate sinonimi alla fine del mwwgXII secolo. Wilson esplora a fondo le origini della parola "guerriero" nella cultura giapponese senza tralasciare i caratteri kanji con cui viene scritto. Wilson afferma che mwwwbushi in realtà si traduce con "l'uomo che ha la capacità di mantenere la pace, con la forza militare o letteraria".
Saburai non è stato sostituito da samurai che agli inizi dell'mwxqera moderna, alla fine del mwxgperiodo Azuchi-Momoyama (mwxw1573–mwya1603) e agli inizi del periodo Edo del tardo mwyqXVI e mwygXVII secolo. Per allora il significato si era già modificato da tempo.
Durante l'era di più grande potere dei samurai il termine mwaayumitori (mwaqarciere) veniva utilizzato come titolo onorario per un guerriero, anche quando l'arte della spada divenne la più importante. Gli arcieri giapponesi (vedi arte del mwagmwawkyūjutsu) sono ancora fortemente associati con il dio della guerra mwbaHachiman.
Un samurai prendeva il nome di mwbgmwbwrōnin (浪人 letteralmente "uomo-onda") quando il nobile padrone cui era legato moriva o perdeva la fiducia in quest'ultimo. Il mwcabushidō prevedeva che per espiare la propria colpa e riacquistare l'onore perduto si dovesse ricorrere alla pratica dello mwcqharakiri, che significa "tagliare il ventre" e rappresenta la parte culminante della pratica del suicidio rituale denominato mwcgmwcwseppuku, attraverso il proprio sventramento con la spada corta mwdamwdqwakizashi. Il venir meno a questi principi causava il disonore del guerriero, che diventava un mwdgrōnin, ossia un samurai errante, senza onore né dignità.
Il mwearōnin poteva essere disposto a lavorare per chiunque lo pagasse, oppure poteva arrivare a unirsi ad altri come lui e creare scompiglio nei villaggi, saccheggiandoli e creando confusione. Pur continuando a fare parte dell'elevata casta dei samurai, i mweqrōnin potevano mettersi al servizio del popolo, insegnando arti marziali e di guerra, facendosi assumere come guardie del corpo (mwegyojimbo) oppure difendendo il villaggio da aggressioni esterne.
Questi sono alcuni termini usati come sinonimo di samurai.
• mwfgBuke 武家 - un appartenente a una famiglia militare, un suo membro;
• mwgaMononofu もののふ - termine arcaico per "guerriero";
• mwggMusha 武者 - abbreviazione di mwgwbugeisha 武芸者, letteralmente "uomo delle arti marziali";
• mwhqShi 士 - pronuncia sinogiapponese del carattere che comunemente si legge mwhgsamurai
• mwiaTsuwamono 兵 - termine arcaico per "soldato", fatto celebre da un famoso mwiqmwighaiku di mwiwMatsuo Bashō; indica una persona valorosa;
Armi
I samurai usavano una grande varietà di armi, anzi, un'evidente differenza tra la cavalleria europea e i samurai riguarda proprio l'impiego delle armi, poiché i samurai non ritennero mai che esistessero armi disonorevoli, ma solo armi efficienti e inefficienti. L'uso delle armi da fuoco costituì una parziale eccezione, in quanto fu fortemente scoraggiato durante il mwlgXVII secolo dagli shogun Tokugawa, fino a proibirle quasi completamente e ad allontanarle del tutto dalla pratica della maggior parte dei samurai.
Nel mwmaperiodo Tokugawa si diffuse l'idea che l'mwmqanima di un samurai risiedesse nella mwmgkatana che portava con sé, a seguito dell'influenza dello mwmwzen sul mwnamwnqbujutsu; a volte i samurai vengono descritti come se dipendessero esclusivamente dalla spada per combattere. Raggiunti i tredici anni, in una cerimonia chiamata mwnggenpuku, ai ragazzi della classe militare veniva dato un mwnwmwoawakizashi e un nome da adulto, per diventare così vassalli, cioè samurai a tutti gli effetti. Questo dava loro il diritto di portare una katana, sebbene venisse spesso assicurata e chiusa con dei lacci per evitare sfoderamenti immotivati o accidentali. Insieme, katana e mwoqwakizashi vengono chiamati mwogmwowdaishō (letteralmente: "grande e piccolo") e il loro possesso era la prerogativa del buke, la classe militare al vertice della piramide sociale. Portare le due spade venne vietato nel 1523 dallo shogun ai cittadini comuni che non erano figli di un samurai, per evitare rivolte armate, perché prima della riforma tutti potevano diventare samurai.
Un'altra importantissima arma dei samurai, cui erano connessi importanti riti scintoisti, fu l'mwpgarco e non fu modificata per secoli, fino all'introduzione della mwpwpolvere da sparo e del mwqamoschetto nel mwqqXVI secolo. Fino alla fine del mwqgXIII secolo la via della spada (mwqwmwrakendo) fu meno considerata della via dell'arco da molti esperti di mwrqbushidō. Un arco giapponese era un'arma molto potente: le sue dimensioni permettevano di lanciare con precisione vari tipi di proiettili (come frecce infuocate o frecce di segnalazione) alla distanza di cento metri, arrivando fino a duecento metri quando non era necessaria la precisione.
Veniva usato solitamente a piedi, dietro un mwvatedate, un largo scudo di legno, ma poteva essere usato anche a cavallo. La pratica di tirare con l'arco da cavallo divenne una cerimonia mwvqshinto detta mwvgyabusame. Nelle battaglie contro gli invasori mongoli, questi archi furono l'arma decisiva, contrapposti agli archi più piccoli e alle mwvwbalestre usate dai mwwacinesi e dai mwwqmongoli.
Nel mwwwXV secolo anche la mwxalancia (mwxqmwxgyari) divenne un'arma popolare. Lo mwxwyari tese a rimpiazzare il mwyamwyqnaginata allorquando l'eroismo individuale divenne meno importante sui campi di battaglia e le milizie furono maggiormente organizzate. Nelle mani dei fanti o mwygashigaru divenne più efficace di una katana, soprattutto nelle grosse cariche campali. Nella mwywbattaglia di Shizugatake, in cui mwzaShibata Katsuie fu sconfitto da mwzqToyotomi Hideyoshi (da allora anche noto come Hashiba Hideyoshi), i cosiddetti "sette lancieri di Shizugatake" ebbero un ruolo cruciale nella vittoria.
mwzwmw0aSeppuku (切腹) è un termine giapponese che indica un rituale per il suicidio in uso tra i samurai. In Occidente viene usata più spesso la parola mw0qmw0gharakiri (腹切り), a volte in italiano erroneamente pronunciato come "karakiri", con pronuncia e scrittura errata dell'ideogramma mw0whara. Nello specifico mw1aseppuku e mw1qharakiri presentano alcune differenze, qui di seguito spiegate.
La traduzione letterale del termine mw1wseppuku è "taglio dello stomaco", mentre per mw2aharakiri è "taglio del ventre" e veniva eseguito, secondo un rituale rigidamente codificato, come espiazione di una colpa commessa o come mezzo per sfuggire a una morte disonorevole per mano dei nemici. Un elemento fondamentale per la comprensione di questo rituale è il seguente: si riteneva che il ventre fosse la sede dell'anima e pertanto il significato simbolico era quello di mostrare agli astanti la propria anima priva di colpe in tutta la sua purezza.
Alcune volte praticato volontariamente per svariati motivi, durante il mw2gperiodo Edo (1603-1868) divenne una condanna a morte che non comportava disonore. Infatti il condannato, vista la sua posizione nella casta militare, non veniva giustiziato, ma invitato o costretto a togliersi da solo la vita praticandosi con un pugnale una ferita profonda all'addome di gravità tale da provocarne la morte.
Il taglio doveva essere eseguito da sinistra verso destra e poi verso l'alto. La posizione doveva essere quella classica giapponese, detta mw3amw3qseiza, cioè in ginocchio con le punte dei piedi rivolte all'indietro; ciò aveva anche la funzione d'impedire che il corpo cadesse all'indietro, in quanto il guerriero doveva morire sempre cadendo onorevolmente in avanti. Per preservare ancora di più l'onore del samurai un fidato compagno, chiamato mw3gmw3wkaishakunin, previa promessa all'amico, decapitava il samurai appena egli si era inferto la ferita all'addome, per fare in modo che il dolore non gli sfigurasse il volto.
La decapitazione (mw4qkaishaku) richiedeva eccezionale abilità e infatti il mw4gkaishakunin era l'amico più abile nel maneggio della spada. Un errore derivante da poca abilità o emozione avrebbe infatti causato notevoli ulteriori sofferenze. Proprio l'intervento del mw4wkaishakunin e la conseguente decapitazione costituiva la differenza essenziale tra mw5aseppuku e mw5qharakiri: sebbene le modalità di taglio del ventre fossero analoghe, nell'mw5gharakiri non era prevista la decapitazione del suicida e pertanto mancava tutta la relativa parte del rituale, con conseguente minore solennità dell'evento.
Il più noto caso di mw6aseppuku collettivo è quello dei "mw6qquarantasette rōnin", celebrato nel dramma mw6wmw7aChushingura, mentre il più recente è quello dello scrittore mw7qYukio Mishima avvenuto nel 1970. In quest'ultimo caso il mw7gkaishakunin Masakatsu Morita, in preda all'emozione, sbagliò ripetutamente il colpo di grazia e intervenne Hiroyasu Koga, che decapitò lo scrittore.
Una delle descrizioni più accurate di un mw8aseppuku è quella contenuta nel libro mw8qTales of Old Japan (1871) di Algernon Bertram Mitford, ripresa in seguito da Inazo Nitobe nel suo libro mw8gBushido, l'anima del Giappone (1899). Mitford fu testimone oculare del mw8wseppuku eseguito da Taki Zenzaburo, un samurai che, nel febbraio 1868, aveva dato l'ordine di sparare sugli stranieri a mw9aKobe e, assuntasi la completa responsabilità del fatto, si era dato la morte con l'antico rituale. La testimonianza è di particolare interesse proprio perché resa da un occidentale che descrive una cerimonia, così lontana dalla sua cultura, con grande realismo.
Anche all'interno di un libro di Mishima, mw9gmw9wCavalli in fuga, sono contenute numerose descrizioni di mw-aseppuku compiute da alcuni samurai che tentano un'insurrezione per restaurare l'ordine tradizionale in Giappone e reintegrare nella pienezza del proprio potere l'imperatore. Anche il personaggio principale compie il rito del mw-qseppuku all'ultima pagina del libro.
Nel 1889, con la costituzione Meiji, venne abolito come forma di punizione. Un caso celebre fu quello dell'anziano ex mw-wdaimyō Nogi Maresuke che si suicidò nel 1912 alla notizia della morte dell'imperatore. Casi di mw-aseppuku si ebbero al termine della mw-qseconda guerra mondiale tra gli ufficiali, spesso provenienti dalla casta dei samurai, che non accettarono la mw-gresa del Giappone.
Con il nome di mwaqamwaqejigai, il mwaqiseppuku era previsto, nella tradizione della casta dei samurai, anche per le donne; in questo caso il taglio non avveniva al ventre bensì alla gola, dopo essersi legate i piedi per non assumere posizioni scomposte durante l'agonia. Anche di ciò è presente una descrizione nel citato libro di Mishima, mwaqmCavalli in Fuga.
L'arma usata poteva essere il mwaqumwaqytantō (coltello), anche se più spesso, soprattutto sul campo di battaglia, la scelta ricadeva sul mwaqcwakizashi, detto per questo "guardiano dell'onore", la seconda lama (più corta) che portato di diritto dai soli samurai.
A mwaqkFirenze al mwaqoMuseo Stibbert si trova la più importante collezione di armature di samurai fuori del Giappone.
I precetti di un samurai
I samurai seguivano un preciso codice d'onore, chiamato mwargmwarkbushidō ("via del guerriero"), la più famosa opera che lo sintetizza è lmwaro'mwarsmwarwHagakure di mwar0Yamamoto Tsunetomo (mwar41659-mwar81721). Non bisogna però ritenere che il mwasabushido praticato nelle diverse epoche in cui vissero i samurai fosse sempre attinente a un medesimo codice d'onore, privo di modifiche o di differenze. Per esempio lmwase'mwasiHagakure è sostanzialmente diverso e confliggente in molte parti con un'altra celebre opera sul mwasmbushido, scritta poche decine di anni prima, il mwasqmwasuLibro dei cinque anelli di mwasyMiyamoto Musashi. Infatti il concetto di onore dellmwasc'mwasgHagakure è basato sull'accettazione della morte e sull'obbedienza cieca al proprio signore, mentre Musashi lo lega alla ricerca dell'autoperfezionamento e alla completezza culturale e filosofica. Si noti che Musashi non era un "vero" samurai, ma un mwaskbushi, rifiutandosi per tutta la vita di prestare servizio a un signore giurandogli fedeltà, rimanendo sempre indipendente; una pratica normale nel mwasoXV e mwassXVI secolo, ma che nel mwaswXVII secolo risultava alquanto "eccentrica" e considerata con sospetto negli ambienti culturali affini a quelli in cui fu redatto lmwas0'mwas4Hagakure. Musashi si interessò inoltre pochissimo dell'onore formale e l'etichetta, concentrandosi soprattutto sull'onore sostanziale e personale.
Lmwata'mwateHagakure è un libro scritto in un'epoca di pace per creare un samurai perfetto, a partire dal suo obbligo di servire il proprio padrone e il suo onore, con la propria spada e con la propria vita; il mwatiLibro dei cinque anelli, al contrario, punta a creare un perfetto samurai facendolo divenire un uomo completo o il più possibile completo e inoltre pone molto l'accento sulla spiritualità buddista mwatmzen (e marginalmente sul mwatqbuddismo esoterico colto) e alla preparazione filosofica, puntando a fare del suo samurai perfetto anche un uomo "buono" secondo i principi del buddismo giapponese. Si noti che il mwatuLibro dei cinque anelli fu scritto appena dopo la pacificazione del mwatyGiappone da un simpatizzante per la fazione sconfitta e quindi è molto meno "teorico" e molto più pragmatico e figlio di combattimenti reali e non dispute sull'onore. Forse non è un caso se l'mwatcHagakure divenne un libro importantissimo per il mwatgnazionalismo e il mwatkfascismo giapponese, che lo resero una lettura quasi obbligatoria all'interno dei loro circoli, mentre il mwatoLibro dei cinque anelli conobbe una grande fortuna anche al di fuori del Giappone e in ambiti culturali differenti.
I precetti dei samurai furono pesantemente influenzati dalle principali correnti spirituali e culturali giapponesi. Verso il 1000 era ancora lo mwatwshintoismo la principale fonte di ispirazione per i samurai, corrente che sottolineava la fedeltà all'imperatore, in un'epoca in cui essere samurai voleva dire essere un guerriero abile, ma successivamente concetti mwat0taoisti, buddisti e mwat4confuciani iniziarono a diffondersi e a sovrapporsi a questi. In particolare ebbero grande fortuna, dopo il mwat8buddismo cinese, il mwauabuddismo zen e il buddismo esoterico (quest'ultimo soprattutto nelle casate nobili più ricche e potenti, mentre il primo anche a livello di piccole scuole e mwauirōnin). In quest'epoca si diffusero molte scuole che associavano ai doveri del samurai l'obbligo di svolgere i propri compiti non solo al massimo delle proprie capacità, ma con grazia ed eleganza, dimostrando attraverso il gesto la propria superiorità, pratica che fu molto contestata nel mwaumXVI secolo (quando riprese l'attenzione all'efficacia e non alla forma del gesto), ma che è rimasta in molte scuole di pensiero samurai.
I ruvidi guerrieri del 900 erano divenuti, prima del 1300, raffinati mwauupoeti, mecenati, pittori, cultori delle arti, collezionisti di porcellane, codificando in molte opere di mwauybushido (fino al mwaucLibro dei cinque anelli) la necessità per un samurai di essere esperto in molte arti, non solo in quella della spada. La prima grande codificazione di questa svolta avvenne nell'mwaugmwaukHeike Monogatari, opera letteraria più famosa del mwauoperiodo Kamakura (mwaus1185-mwauw1333), che attribuiva alla via del guerriero l'obbligo dell'equilibrio tra la forza militare e la potenza culturale. Gli eroi di quest'epopea (la storia di una lotta tra due clan, i mwau0Taira e i mwau4Minamoto) e di altre che si ispirarono a questa negli anni immediatamente successivi, sono gentili, ben vestiti, molto attenti all'igiene, cortesi con il nemico nei momenti di tregua, abili musicisti, competenti poeti, letterati talvolta particolarmente versati nella mwau8calligrafia o nella disposizione dei fiori, appassionati cultori del giardinaggio e spesso interessati alla letteratura cinese. Inoltre morendo spesso mettono in versi il proprio epitaffio.
Questa visione duplice dei compiti del samurai si affermò grandemente, fino a diventare egemonica; Hojo Nagauji (o Soun), signore di Odawara (1432-1519), uno dei più importanti samurai della sua epoca scrisse nei mwaveVentuno precetti del samurai: "La via del guerriero deve sempre essere sia culturale, sia marziale. Non è necessario ricordare che l'antica legge stabilisce che le arti culturali dovrebbero essere rette con la sinistra e quelle marziali con la destra", in questo sottolineava una certa predominanza per le arti marziali, ma da questo insegnamento trassero spunto numerosi samurai che divennero famosi tanto come spadaccini, quanto, e più, come esperti della cerimonia del tè, o come artisti, attori di mwaviteatro Nō e poeti. Imagawa Royshun (1325-1420), grande commentatore dell'arte della guerra di mwavmSun Tzu, nelle sue mwavqNorme si era spinto oltre, affermando che "Senza conoscere la via della cultura, non ti sarà possibile raggiungere la vittoria in quella marziale", creando un nuovo concetto di equilibrio tra cultura e guerra noto come mwavubunbu ryodo ("non abbandonare mai le due vie").
Lo stesso Miyamoto Musashi, uno dei più grandi duellisti del mwavcXVII secolo (con 59 vittorie e un pareggio o 60 vittorie e un pareggio entro i trent'anni, a seconda delle fonti), divenne nella seconda parte della sua vita uno dei più grandi pittori di quel periodo. Concordava con mwavgTakeda Shingen (mwavk1521-mwavo1573), forse il più brillante generale del XVI secolo, che affermava come la grandezza di un uomo dipendeva dalla pratica di numerose vie.
Questo atteggiamento ovviamente provocò tutta una serie di aspre critiche; in particolare si ricorda l'avversione di Kato Kiyomasa (mwavw1562-mwav01611) per tutto ciò che non era marziale e la sua opinione, condivisa da molte scuole "estremamente marziali", secondo la quale un samurai dedito alla poesia sarebbe divenuto "effeminato" mentre un samurai che avesse praticato il mestiere dell'attore o si fosse interessato al teatro Nō avrebbe dovuto suicidarsi per il disonore che arrecava al suo nome. Correnti di pensiero "estremamente marziali" e di rifiuto degli aspetti culturali della figura del samurai si diffusero notevolmente nei secoli successivi. Questo fatto potrebbe sembrare paradossale per un'epoca di pace (la cosiddetta Pax Tokugawa) durante la quale in piccoli mwav4mwav8dojo non solo si accettava l'etichetta, ma anzi la si studiava a fondo; al contempo però si intendeva anche ritornare al significato originario dell'essere samurai, il guerriero impavido; in questo contesto persino l'mwawaHagakure potrebbe essere stato considerato troppo "raffinato".
Le differenti fonti di ispirazione culturale a cui erano soggetti i samurai (scintoismo, scintoismo esoterico, taoismo, buddismo cinese, buddismo della terra pura, buddismo zen, buddismo esoterico, confucianesimo ufficiale cinese, confucianesimo dei glossatori giapponesi ed epica classica giapponese) crearono scuole di pensiero e di pratica molto differenti, con principi di vita talvolta contrapposti o, più spesso, semplicemente complementari, anche grazie alla grande attitudine al mwawipragmatismo e al mwawmsincretismo della mwawqcultura giapponese.
Sakura - il ciliegio
Oggi assunto a simbolo di tutte le arti marziali, venne adottato dai samurai quale emblema di appartenenza alla propria classe. Nell'iconografia classica del guerriero il mwaw4ciliegio rappresenta insieme la bellezza e la caducità della vita: esso, durante la fioritura, mostra uno spettacolo incantevole nel quale il samurai vedeva riflessa la grandiosità della propria figura avvolta nell'armatura, ma è sufficiente un improvviso temporale perché tutti i fiori cadano a terra, proprio come il samurai può cadere per un colpo di spada infertogli dal nemico. Il guerriero, abituato a pensare alla morte in battaglia non come un fatto negativo, ma come l'unica maniera onorevole di andarsene, rifletté nel fiore di ciliegio questa filosofia.
Un antico verso ancora oggi ricordato è: mwaxa«Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero»mwaxe (花は桜木人は武士?, hana wa sakuragi, hito wa bushi), ovvero: «Come il fiore del ciliegio è il migliore tra i fiori, così il guerriero è il migliore tra gli uomini».
I samurai nella cultura di massa
Nel teatro
• mwaxymwaxcChūshingura è un'opera teatrale mwaxggiapponese scritta da Takeda Izumo che descrive le gesta dei mwaxoquarantasette ronin.
Nei film
Il filone creativo dei film di mwax0cappa e spada mwax4giapponesi prende il nome di mwax8mwayachambara.
• Il regista cinematografico giapponese mwaymAkira Kurosawa è noto per aver realizzato alcuni tra i più celebri film con samurai come protagonisti
• Altri registi del XX secolo noti per aver trattato questo tema sono: mwayuMasaki Kobayashi, mwayyKihachi Okamoto e mwaycHiroshi Inagaki del quale la mwaygTrilogia del Samurai è una serie di film la cui storia è tratta da un mwaykromanzo di mwayoEiji Yoshikawa sulla vita e le gesta di mwaysMusashi Miyamoto.
Tra i film degli anni 2000 troviamo: mway0mway4Il crepuscolo del samurai diretto da mway8Yōji Yamada, mwazamwazeL'ultimo samurai diretto da mwaziEdward Zwick e mwazmmwazq13 assassini, mwazumwazyIchimei e mwazcL'immortale diretti da mwazkTakashi Miike.
Nei fumetti
L'industria editoriale giapponese comprende una corposa produzione di mwazwmanga, tra questi molti sono ambientati nell'epoca tradizionale dei samurai o trattano questo tipo di soggetto. Le serie più famose e più attinenti al tema sono:
• mwaz8mwaaaLone Wolf and Cub creata dallo scrittore mwaaeKazuo Koike e dal disegnatore mwaaiGōseki Kojima fu di ispirazione anche per la creazione di vari mwaamfilm e mwaaqserie tv;
• Ne è stata ricavata una trasposizione cinematografica anche del manga mwaaymwaacL'immortale, storia ambientata durante lo mwaagshogunato Tokugawa, scritta e disegnata da mwaakHiroaki Samura;
• mwaasTakehiko Inoue ha scritto e disegnato mwaawmwaa0Vagabond ispirandosi al romanzo "mwaa4Musashi" di Eiji Yoshikawa, che narra le vicende relative al samurai mwaa8Musashi Miyamoto;
Nei videogiochi
Molti videogiochi della casa di produzione mwabiKoei Tecmo, ed altri titoli, hanno come protagonisti o personaggi ricorrenti dei samurai:
• La serie mwabuShogun: Total War;
• La serie mwabcWay of the Samurai;
• La serie mwabkOnimusha;
• La saga mwabsNioh;
• mwab0Sekiro: Shadows Die Twice;
• mwaceGhost of Tsushima;
• mwacmFor Honor.
• mwacuAssassin's Creed Shadows;
Bibliografia
• mwackLeonardo Vittorio Arena, Samurai: ascesa e declino di una grande casta di guerrieri, Milano, Arnoldo Mondadori, 2002, ISBN 88-04-51318-7.
• mwacsLeonardo Vittorio Arena, Il pennello e la spada. La via del samurai, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2013, ISBN 978-88-04-62699-2.
• mwac0Thomas Louis e Tommy Ito, Samurai. Il codice del guerriero, traduzione di Pamela Cologna, Roma, Gremese Ernesto, 2008, ISBN 978-88-8440-543-2.
• mwac8Mario Polia, L'etica del Bushido, Rimini, Il Cerchio, 1997, ISBN 88-86583-36-2.
Voci correlate
• mwadmHagakure
• mwaduIl libro dei cinque anelli
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-storiasamurai, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) samurai, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• (EN) Samurai, su Comic Vine, Fandom.
• mwagyJidaigeki Renaissance Project: Samurai, su jidaigekirp.com.
• mwaggToei Kyoto Studio Park, su toei-eigamura.com.